Perché Sanremo é Sanremo

Perché Sanremo é Sanremo

Lo dico ogni anno: ”Sabrina, quest’anno non guardi Sanremo”. E poi…per quattro serate resto sdraiata sul divano fino a mezzanotte a guardare il Festival di Sanremo, con gli occhi che si chiudono per la stanchezza.

Dicono che pochi stranieri conoscono questo Festival della canzone italiana, ma per noi italiani è un appuntamento fisso in febbraio. La prima edizione è stata nel 1951 e, da allora, per molti cantanti è stata un trampolino di lancio per diventare famosi. Il Festival è un concorso che ospita compositori e interpreti di musica leggera; le canzoni in gara devono essere nuove e inedite. C’è una giuria composta da addetti ai lavori e dal pubblico che, dopo ogni serata, vota la canzone migliore. Alla fine della manifestazione esce un vincitore. Per esempio, nel 1958 Domenico Modugno ha vinto con “Nel blu dipinto di blu”.

Questa trasmissione non è particolarmente interessante, anzi molto spesso è lunga e noiosa. Nonostante ció, molti milioni di italiani (tra cui io) restano incollati al video per commentare le canzoni, giudicare i vestiti dei cantanti, assistere all’esibizione di ospiti nazionali e internazionali. Ecco, proprio questo è il motivo per cui noi guardiamo Sanremo: ci piace “fare pettegolezzi”, criticare o lodare, analizzare tutto e tutti. Il Festival è spesso definito “popolare”: non ci sono grandi contenuti culturali, c’è solo leggerezza e musica melodica da ascoltare. E ogni anno, a febbraio, tutto il popolo si riunisce attorno a questa trasmissione e ne parla.

Quando ero bambina o ragazza, ho sempre guardato il Festival con la mia famiglia. Ora lo guardo con mio marito e naturalmente ci scambiamo opinioni sulle canzoni, sugli artisti, sulle vallette e sul conduttore. È un modo leggero di passare la serata e addormentarsi sul divano. Faccio fatica a staccarmi da questa tradizione che mi rende una vera italiana.

 

Al di lá dello show televisivo, Sanremo ci lascia molte bellissime canzoni. Molte di queste sono cantate e ricordate per anni. Cito Adriano Celentano con “24mila baci”, Caterina Caselli con “Nessuno mi puó giudicare”, Lucio Dalla con “4/3/1943”, Al Bano e Romina Power con “Felicitá”. E ce ne sono tantissimi altri che non posso scrivere per questioni di spazio.

Quest’anno sono rimasta soddisfatta perché tutte e tre le canzoni finaliste sono meravigliose. Vi metto i link sotto per ascoltarle. Mahmood e Blanko hanno una canzone che entra nel cuore. La canzone di Elisa è veramente intensa e quella di Gianni Morandi è piena di ritmo. Naturalmente perché l’ha scritta uno dei miei cantanti italiani preferiti: Jovanotti.

Per finire, ho un ultimo ricordo legato a Sanremo. Nel 2009 la cantante Arisa ha portato al Festival la canzone “Sinceritá”. Un testo cosí facile che mia figlia lo ha imparato subito a memoria. E ancora oggi, quando io dico “Sanremo”, lei si mette a cantare: “Sinceritá, adesso è tutto cosí semplice……”.

Mahmood e Blanko : https://www.youtube.com/watch?v=MA_5P3u0apQ

Elisa: https://www.youtube.com/watch?v=0vrbQcOiq-k

Gianni Morandi: https://www.youtube.com/watch?v=CCQIGH6dl9U

Arisa:  https://www.youtube.com/watch?v=72m3wu4IN0o

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La mia musica preferita: Antonello Venditti

La mia musica preferita: Antonello Venditti

Vi succede mai di ascoltare una canzone e tornare indietro nel tempo? A me sì, spesso. La musica ha accompagnato la mia vita. Negli anni Sessanta, mio padre suonava il sassofono in una band. Quando ero bambina, nel nostro salotto, c’erano un giradischi e tanti dischi (LP) di vinile. Mio padre e mia madre amavano ascoltare la musica, soprattutto la musica italiana e la musica rock. Nei tardi anni Settanta, io e mia sorella abbiamo cominciato a usare il giradischi senza l’aiuto di mamma e papà. Passavamo i pomeriggi ad ascoltare e imparare le canzoni dei cantautori italiani. Chi sono i cantautori? I cantautori sono degli artisti che scrivono la musica e il testo delle canzoni e poi le cantano. Di solito, parlano d’amore oppure della società. Possono essere tristi o allegri, ottimisti o pessimisti. Io sono cresciuta con i dischi di Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, Angelo Branduardi, Lucio Dalla e tanti ancora. Nel 1978 un cantautore molto famoso, Antonello Venditti, ha pubblicato un LP dal titolo “Sotto il segno dei pesci”. Ricordo ancora la copertina con l’immagine dei due pesci blu e arancione. Mio padre ha comprato quel disco e lo mettevamo nel giradischi ogni giorno. Conoscevo ogni testo a memoria e cantavo per mille volte gli stessi versi.

Adesso non possiedo più l’album in vinile. Uso la moderna tecnologia di Spotify per ascoltare la musica. Quando scelgo sulla mia playlist: “Antonello Venditti – Sotto il segno dei pesci” torno indietro nel tempo. Mi sento ancora una bambina di 10 anni, quella bambina che cantava a squarciagola “Sara” o “Bomba o non bomba”, imitando il cantante con un microfono finto.

C’è ancora un momento importante della mia vita, nel quale ho cantato Antonello Venditti. Quando è nata mia figlia. Lei é rimasta per una settimana all’ospedale nel reparto intensivo. Ad ogni visita, io la guardavo e le cantavo:

Sara, svegliati è primavera
Sara, sono le sette e tu devi andare a scuola
Oh, Sara, prendi tutti i libri ed accendi il motorino

E poi attenta, ricordati che aspetti un bambino
Sara, se avessi i soldi ti porterei ogni giorno al mare
Sara, se avessi tempo ti porterei ogni giorno a far l’amore

Oh, ma Sara, mi devo laureare ma forse un giorno ti sposerò
Magari in chiesa, dove tua madre sta aspettando per poter piangere un po‘

Sara, tu va dritta e non ti devi vergognare
(Sara, Sara, Sara, Sara)
Le tue amiche dai retta a me lasciale tutte parlare
(Sara, Sara, Sara, Sara)
Oh, Sara, è stato solo amore, se nel banco no c’entri più

Tu sei bella, anche sei vestiti non ti stanno più…

Hai capito di che cosa parla questa canzone?

 E tu, hai qualche canzone che ti ricorda l’infanzia? Commenta e invia tuoi pensieri nel mio blog!

 

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