Fare shopping: croce o delizia?

Fare shopping: croce o delizia?

Italienisch Niveaustufe B1

Negli ultimi due anni ho frequentato poco i negozi di abbigliamento: il mio armadio era abbastanza pieno di capi ancora buoni, non avevo bisogno di cambiarmi spesso per i miei corsi, non mi “facevo bella” per andare in bar e ristoranti. Ma è arrivato il punto in cui, aprendo i cassetti e le ante del mio armadio, non avevo piú neanche una camicia, un paio di pantaloni o un maglione da mettere.

Con gli anni le forme del mio corpo sono cambiate. I jeans attillati mi stringono nella pancia e nelle gambe; le maglie e le gonne troppo corte non si addicono ad una cinquantenne; le magliette aderenti mi provocano ondate di calore, mentre con una sola camicia ho freddo. Insomma, piano piano, ho dovuto scartare quasi tutto l’abbigliamento che possedevo. L’ho messo in una scatola, chissá, forse in vecchiaia torneró magra.

E cosí, la settimana scorsa, ho deciso di fare “shopping”. Questo verbo inglese è entrato nel vocabolario degli italiani da poco tempo. In italiano usiamo l’espressione “vado a fare spese”, oppure “vado a fare un po’ di acquisti” che significa andare nei negozi di abbigliamento e scarpe per comprare nuovi vestiti. Attenzione alla differenza con l’espressione “vado a fare la spesa” (= vado al supermercato).

Ho sempre adorato fare shopping, seguire le tendenze della moda, comprare accessori. Ero alta e magra. Ogni giacca, ogni pantalone, ogni cappotto, ogni berretto mi stava benissimo. Potevo portare a casa tutto ció che volevo. Ora non piú. Ecco come è andata la settimana scorsa.

Il mio giro di acquisti è partito dalla filiale di una grande catena internazionale. Avevo tempo, c’era poca gente, gli scaffali erano in ordine. Ho camminato per un’ora tra carrelli e mobili colmi di vestiario. Ho guardato e ho toccato ogni capo. Ho letto ogni etichetta su camicie e pullover: materiale, provenienza, produzione. Dopo un’ora ero giá innervosita: ho scartato tutto ció che era fatto di fibre sintetiche e tutto ció che era prodotto in Cina. Non é rimasto quasi niente. Dov’è il cotone? Dov’è la lana? Ero frustrata.

Inoltre, lo stile attuale ci impone pantaloni larghi e comodi (va bene, ma mi sembrano delle tute da ginnastica!); vestiti larghi e dritti senza forma; gilet lunghi di lana che assomigliano ai grembiuli della nonna; cardigan troppo larghi sopra a magliette troppo corte; camicie svolazzanti impossibili da inserire nei jeans. Ma come fa una donna (di cinquant’anni) a sentirsi sexy? Dove sono finite le classiche camicie eleganti che segnano il petto e il punto vita? Dove sono finiti i pantaloni che arrivano alle scarpe e non al polpaccio? Esistono delle gonne che non siano minigonne per teenager? Sono sempre alta e non sono piú magra. Ma non voglio vestirmi “da vecchia”, come dice mia figlia. Purtroppo, devo ammettere che la moda attuale mi ha deluso.

La mia visita ad altri due negozi piú esclusivi non ha migliorato il mio umore. Ha solo confermato le mie impressioni iniziali. Tutto è maxi, larghissimo, lunghissimo, comodissimo. Oppure mini, strettissimo, aderentissimo. Una moda per stare in casa o una moda per giovani ragazze da discoteca. Niente a metá strada.

Sono tornata a casa esausta e depressa senza le classiche borse rigide dello shopping che ti riempiono il cuore di felicitá (avete presente il film “Pretty Woman” quando Julia Roberts torna da Rodeo Drive?). E per voi, fare spese è piú croce o piú delizia?

 

 

 

 

 

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Aria di vacanza

Aria di vacanza

Italienisch Niveaustufe A2

È aprile. Di solito, in questo periodo, comincio a pensare alle vacanze estive. Per me vacanza è sinonimo di libertà, di spazi aperti, di viaggi. E sono ancora più felice se ci sono spiagge, se c’è il mare e magari anche il sole. Amo il caldo. Le temperature estive risvegliano in me la gioia di vivere.

Quando avevo cinque anni, mio padre e mia madre in estate hanno deciso di fare una vacanza in campeggio per la prima volta. Siamo partiti con la Volkswagen, modello Maggiolino, in quattro persone. Sopra la macchina c’era almeno un metro di bagagli e attrezzatura da campeggio; all’interno dell’auto io e mia sorella eravamo schiacciate da cuscini e sacchi e pelo. La nostra prima meta era un campeggio al lago di Dobbiaco, in Sudtirolo. Mi ricordo i bellissimi boschi e tanti bambini con cui ho giocato. Purtroppo, dopo cinque giorni, siamo scappati. Di sera e di notte, in montagna, faceva freddo e noi non avevamo abbastanza coperte o abiti pesanti per coprirci. Così, una mattina, i miei genitori hanno smontato la tenda, hanno caricato di nuovo la macchina e con un unico lunghissimo viaggio siamo arrivati ad Eraclea Mare. Eravamo stanchissimi, ma finalmente faceva caldo!

In questa prima vacanza in campeggio ho provato una libertà nuova. Mi alzavo la mattina in costume da bagno e ci restavo per tutto il giorno fino all’ora di dormire. Qualche volta indossavo una maglietta e dei pantaloncini corti, niente di più. In campeggio noi bambini potevamo muoverci dappertutto, a piedi e in bicicletta. I nostri genitori non erano preoccupati per noi. Tornavamo in tenda solo per mangiare. Da allora, la mia famiglia ha fatto solo vacanze in campeggio: dopo la tenda abbiamo comprato il carrello-tenda e dopo ancora una roulotte. Ma non siamo piú tornati in montagna, sempre e solo mare.

Questo è ancora oggi il mio modello di vacanza ideale. Ho avuto la fortuna di sposare un uomo che aveva fatto le mie stesse esperienze. Anche la sua famiglia andava in campeggio e lui conosceva quel tipo di indipendenza che amavo io. Per noi due, come coppia, è stato naturale iniziare a fare le vacanze con una piccola tenda canadese e un furgone. Poi sono nati i figli e abbiamo portato anche loro in campeggio con i nonni. E dopo?

Amavamo il mare, specialmente io. E per poter vivere tutto il giorno all’aria aperta direttamente a contatto con l’acqua e le onde, la scelta è stata una sola. Abbiamo comprato una barca! E dopo di quella altre tre. Nuotare, mangiare, giocare, navigare solo con il cielo sopra la testa. E di notte le stelle. Quelle sono state delle vacanze indimenticabili.

 

I figli sono cresciuti e ora siamo di nuovo in due. Quale tipo di vacanza possiamo scegliere ora? Di sicuro non voglio andare in hotel! Ho voglia di viaggiare e vedere molti luoghi dell’Italia che ancora non ho visitato. Inoltre, il Covid ha complicato moltissimo il settore del turismo e della gastronomia.

Quindi, ancora una volta seguendo il mio spirito di libertà, ho acquistato un furgone camperizzato. E ora sono pronta a partire con questo nuovo mezzo e le nostre biciclette elettriche. Mete sconosciute, nuove avventure, mare, montagna, laghi, città…chissà dove arriveremo.

 

E tu, che tipo di vacanza ami? Sei mai stato/a in campeggio?

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Tentazioni di carta

Tentazioni di carta

Succede sempre cosí. Entro in una cartoleria e subito mi prende una sensazione quasi magica. La parola adatta é “fascino”. Sí, sono affascinata dagli oggetti della scuola e dell’ufficio. Potrei passare delle ore dentro ad un negozio dove vendono materiale per insegnanti, maestre, scolari, studenti, manager e segretarie.

Cammino tra i vari reparti osservando ogni penna, ogni matita, le confezioni dei pennarelli o delle matite colorate. Magari ne provo qualcuna, scrivo il mio nome su un blocco notes per verificare la scorrevolezza del tratto.

Il mio reparto preferito è quello dei quaderni. Sono letteralmente innamorata dei quaderni! A quadri, a righe, a puntini. Grandi o piccoli. Con la copertina morbida o rigida. Quaderni a spirale o rilegati. Bianchi o colorati. E li prendo in mano, annuso il profumo della carta nuova. Li accarezzo. Per me i quaderni sono quasi come un oggetto sacro. Non ne capisco il motivo; forse c’è qualcosa che mi lega ai ricordi infantili della scuola e della mia cara maestra Malvina.

I minuti passano dentro la cartoleria e le commesse si chiedono se mai compreró qualcosa. Il mio giro prosegue nel reparto ufficio dove altro materiale attrae la mia attenzione, come il richiamo delle sirene. Forse mi manca un’agenda? O mi serve una cartellina per archiviare delle foto? O mi servono delle buste trasparenti per proteggere documenti importanti? Di sicuro trovo qualche prodotto esposto negli scaffali che mi fa perdere ancora tempo prezioso.

Non esco mai senza aver acquistato una gomma, una matita o un blocco notes. È piú forte di me l’istinto di portarmi a casa un oggetto da usare nel mio lavoro alla scrivania. Come ho detto all’inizio, è come se io fossi stregata.

Amo le vecchie cartolerie. Quelle cartolerie piccole dove trovi quaderni raffinati, diversi dalla produzione di massa; le carte regalo con immagini antiche, eleganti; le rubriche telefoniche in pelle; i blocchi per le ricette di cucina o i lavori di casa; i biglietti per gli auguri speciali.

In Austria non mi sono ancora imbattuta in un negozio di questo tipo. Purtroppo, anche in Italia stanno sparendo, sono sostituite dalle grandi catene, piene di prodotti scadenti a basso costo.

Tempo fa, passeggiando a Gorizia, sono entrata in una cartolibreria. Desideravo acquistare della carta da lettere decorata e delle buste. La commessa ha cercato invano negli angoli nascosti degli scaffali e non ha trovato nulla. Ho capito che i tempi stanno cambiando. La scrittura sulla carta è stata sostituita dalla scrittura sul video.

Ma vi giuro che non ho parole per descrivervi il piacere che provo quando apro un nuovo quaderno alla prima pagina bianca e comincio a scriverci sopra.

Conosci una bella cartoleria nella tua cittá? Mandami i tuoi consigli.

Nella mia città natale di Bassano del Grappa esiste una famosa carteria. Puoi vedere i loro prodotti in questo link:

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La mia musica preferita: Antonello Venditti

La mia musica preferita: Antonello Venditti

Vi succede mai di ascoltare una canzone e tornare indietro nel tempo? A me sì, spesso. La musica ha accompagnato la mia vita. Negli anni Sessanta, mio padre suonava il sassofono in una band. Quando ero bambina, nel nostro salotto, c’erano un giradischi e tanti dischi (LP) di vinile. Mio padre e mia madre amavano ascoltare la musica, soprattutto la musica italiana e la musica rock. Nei tardi anni Settanta, io e mia sorella abbiamo cominciato a usare il giradischi senza l’aiuto di mamma e papà. Passavamo i pomeriggi ad ascoltare e imparare le canzoni dei cantautori italiani. Chi sono i cantautori? I cantautori sono degli artisti che scrivono la musica e il testo delle canzoni e poi le cantano. Di solito, parlano d’amore oppure della società. Possono essere tristi o allegri, ottimisti o pessimisti. Io sono cresciuta con i dischi di Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, Angelo Branduardi, Lucio Dalla e tanti ancora. Nel 1978 un cantautore molto famoso, Antonello Venditti, ha pubblicato un LP dal titolo “Sotto il segno dei pesci”. Ricordo ancora la copertina con l’immagine dei due pesci blu e arancione. Mio padre ha comprato quel disco e lo mettevamo nel giradischi ogni giorno. Conoscevo ogni testo a memoria e cantavo per mille volte gli stessi versi.

Adesso non possiedo più l’album in vinile. Uso la moderna tecnologia di Spotify per ascoltare la musica. Quando scelgo sulla mia playlist: “Antonello Venditti – Sotto il segno dei pesci” torno indietro nel tempo. Mi sento ancora una bambina di 10 anni, quella bambina che cantava a squarciagola “Sara” o “Bomba o non bomba”, imitando il cantante con un microfono finto.

C’è ancora un momento importante della mia vita, nel quale ho cantato Antonello Venditti. Quando è nata mia figlia. Lei é rimasta per una settimana all’ospedale nel reparto intensivo. Ad ogni visita, io la guardavo e le cantavo:

Sara, svegliati è primavera
Sara, sono le sette e tu devi andare a scuola
Oh, Sara, prendi tutti i libri ed accendi il motorino

E poi attenta, ricordati che aspetti un bambino
Sara, se avessi i soldi ti porterei ogni giorno al mare
Sara, se avessi tempo ti porterei ogni giorno a far l’amore

Oh, ma Sara, mi devo laureare ma forse un giorno ti sposerò
Magari in chiesa, dove tua madre sta aspettando per poter piangere un po‘

Sara, tu va dritta e non ti devi vergognare
(Sara, Sara, Sara, Sara)
Le tue amiche dai retta a me lasciale tutte parlare
(Sara, Sara, Sara, Sara)
Oh, Sara, è stato solo amore, se nel banco no c’entri più

Tu sei bella, anche sei vestiti non ti stanno più…

Hai capito di che cosa parla questa canzone?

 E tu, hai qualche canzone che ti ricorda l’infanzia? Commenta e invia tuoi pensieri nel mio blog!

 

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Chi é la befana?

Chi é la befana?

Chi é la Befana?

La Befana vien di notte,

con le scarpe tutte rotte

col cappello alla romana.

Viva Viva la Befana!

Il 6 gennaio in Italia festeggiamo la Befana. E chi é? La Befana è come una strega (Hexe) che vola sopra una scopa (Besen) con un sacco sulle spalle e porta dei piccoli regali (Geschenke) ai bambini. Nei tempi passati i bambini appendevano (aufhängen) i calzini al camino di casa. Durante la notte arrivava la Befana e riempiva le “calze” con mandarini, dolcetti e piccoli giocattoli. Se un bambino era stato cattivo (nicht brav), la Befana portava solo carbone (Kohle).

Quando ero piccola io, questa tradizione era già morta. E le calze della Befana sono diventate più “moderne”. I supermercati le vendono piene di cioccolatini e caramelle, di tutti i colori e di tutte le forme. Dolci, dolci, dolci! Il mio ricordo (Erinnerung) di quel periodo è una calza fatta di plastica (Kunstoff). Di solito, rossa o gialla, piena di carte dorate e luccicanti. E il carbone era un grosso pezzo di zucchero (Zucker) nero e duro, che mangiavo grattando la superficie con i denti. Il sapore era dolcissimo e così artificiale! Quelle calze rappresentavano bene l’abbondanza e il benessere degli anni Settanta e Ottanta.

Come madre, non ho mai comprato le calze “finte” ai miei figli. In Italia, a casa mia, avevo un camino (Kamin). Il 6 gennaio appendevo i calzini dei bambini e li riempivo con mandarini e qualche dolcetto. Mai giocattoli. Poi mi sono trasferita in Austria. Ho provato a mettere le calze sul Kachelhofen. Purtroppo, sono rimaste vuote (leer). Qui non conosce nessuno quella vecchia strega e io non l’ho mai vista volare (fliegen) nei paraggi.

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